Sulle montagne reggiane il progetto sviluppa il tema dell’abitare nel paesaggio distribuendo gli ambienti domestici nel rapporto con l’orografia del suolo e le prospettive della valle. In un terreno di famiglia sul limite del paese e vicino alla casa dei genitori il committente vuole realizzare una piccola casa unifamiliare per sé e la propria compagna con spazi adeguati ad un nucleo famigliare che potrà crescere. A partire da queste condizioni la forma dell’architettura deriva dalla dialettica tra l’organizzazione dello spazio interno nel rapporto con l’esterno, il raccordo tra le quote e gli sguardi sul paesaggio. Su un terreno scosceso l’architettura si pone come elemento di raccordo tra due livelli diversi, quello superiore dove distribuire la zona notte e quello inferiore dove concentrare la zona giorno. L’asse di ingresso pedonale da sopra diviene un osservatorio sul paesaggio da traguardare oltre la scala mentre lo spazio a doppia altezza del soggiorno apre su una pedana in legno che mette in piano la pendenza della collina. Da un lato la terrazza della camera principale scende appena approfittando dell’altezza ridotta dei garages lasciando la quota del pavimento appena sotto il limite del parapetto e lo spazio direttamente proiettato sul paesaggio. Dall’altro due camere bucano con i propri balconi il volume ruotato che si sporge verso la valle. Sotto questo elemento plastico che si distacca dal volume centrale viene ricavato lo spazio coperto per il pranzo estivo di fronte alla cucina che è anche il luogo intermedio attraversato dal percorso di ridiscesa all’aperto. In mezzo il soggiorno è compreso tra la parete del camino e quella della scala che scende da sopra. I volumi bianchi dell’architettura vengono svuotati e bucati aprendo piani inclinati di raccordo rivestiti in legno. Le coperture in lamiera bianca sviluppano anche sui piani obliqui di collegamento tra le articolazioni del corpo edilizio la continuità monocromatica dell’architettura.
Privato
Baiso, 2018-2019