ARCHITETTURA ITALIANA CONTEMPORANEA
29 luglio 2024
È partita Architettura Italiana Contemporanea, una grande operazione di confronto culturale e scientifico – patrocinata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e della società scientifica della Progettazione Architettonica PROARCH – sul rapporto tra pensiero e progetto.
Architettura Italiana Contemporanea attraverserà le scuole di architettura italiane ponendosi l’obiettivo di scrivere una Carta collettiva per l’architettura italiana – che sarà presentata a Parma il prossimo anno – e lanciare un laboratorio aperto sul rapporto tra Storia e Progetto.
Palermo, Trieste, Napoli - Aversa, Firenze, Milano, Roma, Bari, Ancona e Parma sono le 9 città che ospiteranno i dialoghi su altrettanti temi distinti: Luogo, Confini, Città Discontinua, Sezione, Progetto Urbano, Spazio, Costruzione, Strati, Desiderio e Fondamento.
La riflessione di Dario Costi e Simona Melli rispetto alle prime due tappe dell’iniziativa:
LUOGO I Palermo, giugno 2024
Le atmosfere sono qualcosa tra oggetto e soggetto. Non sono qualcosa di relazionale bensì la relazione stessa. Il rapporto che ognuno attiva con un luogo non è quindi solo un fatto personale ma è in qualche modo guidato dal luogo stesso.
Io, l’altro, il luogo. Questi tre soggetti stimolano in noi la stessa reazione istintiva di natura affettiva attraverso il corpo.
Culotta ricorda il ruolo dell’architetto come disvelatore di qualità: «La qualità esiste in ogni luogo abitato, il poeta la svela e la fa conoscere agli uomini sensibili. L’architetto di fronte ai suoi compiti, se è educato a farlo, lo svela con l’architettura».
L’intensità, l’incidenza e la lunghezza delle ombre saranno strumenti di una doppia misura che si sovrappone: dello spazio architettonico nelle sue differenze vitali d’uso e del tempo nel suo significato non solo cronologico e meteorologico ma anche affettivo e sentimentale per le memorie che potrà lasciare. Insieme potranno essere componenti di attivazione di quell’atmosfera, da intendersi nell’accezione ampia di Stimmung di cui stiamo ragionando, che trasforma lo spazio fisico in luogo dell’abitare poetico, condensando il valore emozionale dell’esperienza in forme che interpretino le molte relazioni che si attivano.
CONFINI I Trieste, luglio 2024
Da tempo ci chiediamo come il confronto tra le questioni di sempre dell’architettura e i temi emergenti della città contemporanea possa caratterizzare i progetti che pensiamo e costruiamo. In questi anni abbiamo messo al centro del nostro lavoro la dimensione sociale dell’architettura come luogo delle piccole e grandi comunità. Su questa linea di tensione abbiamo sperimentato una logica di intervento per nodi e trame, fondali e bordi, coperti e diaframmi.
Nella nostra esperienza le architetture collettive che immaginiamo sperimentano questa attitudine. Provano ad essere composizioni sempre più semplici della grande complessità logica che interpretano, sintesi dialettiche di condizioni a prima vista contrastanti ma in realtà conciliabili in forme nuove.
A Borgotaro gli spazi condominiali interni divengono sale civiche esterne. Escono dall’edificio recuperato e si dispongono sul limite tra il giardino della vecchia scuola che amplia il parco pubblico e la nuova strada con i parcheggi. Prende forma da questo suo segnare il limite tra lo spazio delle relazioni umane nella natura e il transito e la sosta delle automobili.
Da un lato è limite continuo e regolare senza aperture, dall’altro è organismo che si proietta verso il piccolo bosco interno e il prato.
Da un lato le stanze per le associazioni aprono ad un rapporto diretto e orientato, visivo e fisico, con il parco offrendosi come sua prosecuzione. Dall’altra la sala maggiore è il semplice coperto di un esterno che diviene interno e, al tempo stesso, il fondale dell’intero parco come rifugio protetto per le attività umane.